05 Oct 2026

Ostia, fornitore o mercato di Roma

Negli ultimi anni sono già apparsi su Roman Ports diversi articoli su Ostia come porto ufficiale di Roma. Abbiamo anche mostrato come, nel corso del tempo, la maggior parte delle attività portuali sia stata assunta dai vicini porti di nuova costruzione di Claudio e Traiano. Una delle domande che rimangono aperte è quale sia diventato, alla fine, il ruolo di Ostia dopo l’entrata in funzione di quei porti.
L’archeologo tedesco Prof. Dr. Michael Heinzelmann, dell’Università di Colonia, ha condotto numerose campagne di ricerca a Ostia e ha scritto, per il XVII Congresso Internazionale di Archeologia Classica, tenutosi a Roma dal 22 al 26 settembre 2008, un saggio su questo argomento. Secondo la redazione di Romanports.org, questo studio è così interessante che desideriamo proporvelo. Fornitrice di Roma o emporio del Mediterraneo? Il mutamento del ruolo economico di Ostia dopo la costruzione di Portus alla luce delle nuove testimonianze archeologiche.

Di Michael Heinzelmann

Figura 1: Ricostruzione artistica del porto di Ostia con, a destra, la piccola insenatura portuale.

Questo articolo intende stimolare la discussione sul ruolo economico di Ostia nel II secolo d.C. e sui rapporti della città con Portus e Roma. Diversamente dall’interpretazione tradizionale, la mia tesi principale è che, in questo periodo, Ostia fungesse solo in parte da fornitrice di Roma - un compito che Portus assunse con successo - ma ricavasse gran parte delle proprie entrate dalla sua funzione di importante centro del commercio di intermediazione nel Mediterraneo.[1]
Il mio punto di partenza è lo sviluppo urbanistico di Ostia, così come possiamo ricostruirlo sulla base delle recenti ricerche a Ostia e Portus e dei risultati del nostro progetto nelle aree non scavate della città, mediante prospezioni geofisiche, fotografia aerea e scavi stratigrafici.[2]
Nella prima parte riassumo alcune delle fasi più importanti dello sviluppo di Ostia; nella seconda presento alcune riflessioni più generali sul ruolo economico della città. Inizialmente Ostia si sviluppò solo lentamente, dopo essere stata fondata alla fine del IV secolo a.C. come fortezza per il controllo della foce del fiume, con un piccolo numero di famiglie di coloni.

Figura 2: Il perimetro di quel primo Castrum.

Sebbene Ostia crescesse gradualmente oltre le mura del castrum1 e si espandesse senza pianificazione lungo le strade di uscita, fino alla fine della repubblica conservò, per dimensioni e infrastrutture, l’aspetto di una piccola città, quasi di un villaggio. La causa di questo sviluppo sorprendentemente lento fu probabilmente la mancanza di un porto adeguato. La maggior parte delle merci provenienti dal Mediterraneo orientale e destinate a Roma arrivava attraverso il porto di Puteoli, nel Golfo di Napoli.
Tuttavia, non sono più convinto che le navi marittime non potessero entrare nella foce del Tevere, come si ritiene tradizionalmente.
Recenti ricerche geoarcheologiche2 mostrano che nell’antichità il fiume era profondo circa cinque o sei metri e che il livello dell’acqua del Tevere, anche nel periodo estivo secco, quando arrivava la maggior parte del traffico marittimo, probabilmente non scendeva al di sotto dei tre o quattro metri.[3] Ciò significa che la maggior parte delle navi romane, che trasportavano abitualmente dalle 200 alle 400 tonnellate di carico, poteva entrare facilmente nella foce del Tevere durante tutto l’anno.
Il porto fluviale presentava però un grave problema logistico. A causa della corrente, le navi dovevano ormeggiare parallelamente alla riva. Considerata la lunghezza dell’insediamento, si potevano quindi scaricare contemporaneamente al massimo una ventina di navi. Si stima che lo scarico di una nave di medie dimensioni, con circa 250 tonnellate di carico, richiedesse da sei a otto giorni. Il rischio che una nave arrivasse a Ostia in alta stagione e non trovasse un posto d’ormeggio libero doveva dunque essere considerevole. A mio avviso, dobbiamo pertanto riconoscere che Ostia era un normale porto fluviale, come centinaia di altri nel Mediterraneo, ma che la sua capacità era semplicemente insufficiente per le enormi quantità di merci di cui Roma aveva bisogno ogni giorno.

Figura 3: Il teatro con, alle sue spalle, il Piazzale delle Corporazioni3

È noto che gli imperatori, a partire da Augusto, mostrarono un particolare interesse per il miglioramento di questa situazione, sia attraverso provvedimenti amministrativi sia mediante investimenti nelle infrastrutture. In effetti, lo sviluppo urbanistico di Ostia divenne notevolmente più dinamico nel periodo giulio-claudio, quando l’area edificata si espanse soprattutto verso ovest, in direzione della costa. Contemporaneamente, all’interno della città furono realizzati importanti interventi urbanistici che possono essere attribuiti, almeno in parte, al coinvolgimento diretto della famiglia imperiale o della sua cerchia più immediata. Ne sono esempi la costruzione del teatro da parte di Agrippa e del Piazzale delle Corporazioni, l’ampliamento del foro e la costruzione del tempio di Roma e Augusto. 

Figura 4: I resti del tempio di Roma e Augusto nel foro

 

Figura 5: Disegno del nuovo porto con tempio e navalia4

Solo sotto Claudio, tuttavia, osserviamo i primi miglioramenti alle infrastrutture portuali stesse. Il più importante fu la realizzazione di un grande bacino portuale appena all’interno della foce del Tevere, nella parte occidentale della Regio III. Era lungo circa cento metri e si estendeva per ottanta metri verso l’interno.[4] Sul lato orientale sorse un complesso monumentale di rimesse per navi (navalia) e un tempio, che conferì per la prima volta a Ostia un fronte monumentale sul mare.
Contemporaneamente furono migliorate le strutture di stoccaggio, sia attraverso investimenti imperiali, come i cosiddetti Grandi Horrea, sia attraverso investimenti privati, come gli Horrea di Hortensius. Questo ampliamento del porto fluviale e il contemporaneo avvio della costruzione di Portus sotto Claudio diedero un nuovo impulso allo sviluppo urbanistico di Ostia nella seconda metà del I secolo.
A est, l’edificato raggiunse le mura cittadine nella Regio V, mentre a ovest si espanse lungo la costa in un’ampia fascia, apparentemente fino alla spiaggia oltre le mura. A nord del Tevere comparvero i primi edifici e una strada collegava Ostia a Portus.

Figura 6: L’edificato lungo le rive settentrionale e meridionale del Tevere.5

 

Per quanto riguarda l’utilizzo delle nuove aree edificate, emergono due settori caratterizzati da uno sviluppo particolarmente dinamico. Da un lato, a partire dal periodo flavio aumentò il numero dei magazzini (horrea), soprattutto nei pressi del bacino portuale nella parte occidentale della Regio III.

Figura 7: La villa suburbana su google maps (2011)

Dall’altro, è particolarmente importante la prima testimonianza di una serie di grandi abitazioni lussuose e di almeno una grande villa suburbana6 ai margini sudorientali della città.[5] Tre edifici da noi studiati risalgono al periodo flavio e precedono dunque senza dubbio la grande fioritura urbanistica del II secolo. Evidentemente, in questo periodo si formò un piccolo gruppo di cittadini eccezionalmente benestanti, forse grazie alla crescita del commercio della città. Essi lasciarono il centro cittadino per trasferirsi nei sobborghi.
Nel corso del II secolo Ostia conobbe una profonda rinascita urbanistica, che lo storico britannico Russell Meiggs7 definì giustamente una ‘rivoluzione architettonica’ e che ancora oggi determina la nostra immagine della città.[6]
Mentre quasi tutti gli edifici più antichi del centro venivano gradualmente demoliti e sostituiti con edifici nuovi e più grandi, la città si espandeva rapidamente ai margini. Nel giro di pochi decenni la superficie edificata raddoppiò.
Il carattere dei nuovi quartieri era fortemente determinato dalla loro funzionalità commerciale. La categoria più numerosa di nuovi edifici era costituita da magazzini delle dimensioni e tipologie più diverse, talvolta presenti persino nelle zone più remote della città.[7] Ai quindici edifici noti di questo tipo vanno aggiunti circa venti o venticinque nuovi magazzini. La capacità di stoccaggio disponibile raddoppiò così nel II secolo.[8]  

Figura 8: Insulae lungo la via dei Balconi (si sono conservati 2 piani) con locali commerciali al piano terra

Un’altra categoria era costituita da insulae di varie dimensioni, che, come immobili multifunzionali destinati alla locazione, rappresentavano una fonte di reddito particolarmente redditizia per gli investitori. Il piano terra della maggior parte delle insulae era adibito a scopi commerciali, così come le oltre ottocento tabernae censite nel centro cittadino scavato. Si stima che, includendo le aree non scavate, questo numero debba essere raddoppiato.[9]
La grande quantità e varietà delle tipologie edilizie e lo sviluppo apparentemente in larga misura non coordinato dei singoli quartieri indicano che la ripresa economica della città fu trainata soprattutto da interessi economici privati. Ciò si distingue nettamente dall’ampliamento sistematico di Portus da parte degli imperatori.[10]

Figura 9: Case a Giardino

Come Janet DeLaine ha recentemente dimostrato sulla base di un’analisi dei bolli laterizi, persino progetti edilizi su larga scala, come le Case a Giardino (case con un giardino), derivavano da investimenti privati.[11] Possiamo quindi supporre che, in seguito alla straordinariamente dinamica ripresa economica, la proprietà immobiliare a Ostia si sia concentrata in larga misura nelle mani di investitori benestanti, mentre la stragrande maggioranza della popolazione viveva in immobili in affitto.

Nel complesso, Ostia mostra una fioritura economica eccezionale e unilaterale, senza pari nel Mediterraneo. Nel II secolo la città e la sua società erano interamente orientate al commercio, ma, diversamente da Portus, questa prosperità era sostenuta soprattutto da investitori privati. Contemporaneamente, l’economia di Ostia produceva un surplus sufficiente a garantire lavoro e sostentamento a una popolazione in forte crescita. Centinaia di imprenditori privati, riuniti in associazioni professionali, e migliaia di piccoli commercianti, negozianti, artigiani e lavoratori mantenevano in movimento le attività economiche. Il risultato fu la formazione di una classe media straordinariamente ampia (vedi: ‘Il collegium, la corporazione romana').  

Figura 10: Grandi Horrea (ricostruzione da un disegno di Italo Gismondi (Parco Archeologico di Ostia Antica)

 

Questo incredibile successo economico, tuttavia, non durò a lungo. Attraverso uno studio sistematico delle attività edilizie del III secolo, Carlo Pavolini dimostrò che, a partire dalla tarda età severiana, Ostia attraversò una grave crisi e una profonda ristrutturazione economica.[12] Nessuno dei magazzini nelle aree scavate mostra segni di un utilizzo continuato dopo la metà del III secolo.

Figura 11: Carta della posizione di Ostia rispetto a Portus

Cinque magazzini che abbiamo studiato durante i nostri scavi furono addirittura completamente abbandonati in questo periodo. Almeno cento tabernae nel centro cittadino furono abbandonate. Molte insulae a più piani caddero in disuso oppure furono ridotte in altezza e trasformate in unità abitative più piccole. Ciò indica un drastico calo della popolazione di Ostia. È particolarmente significativo che almeno una grande domus nella Regio III e la grande villa suburbana nella Regio IV siano state completamente abbandonate verso la fine del III secolo.[13] La crisi del III secolo sembra dunque aver colpito anche le persone che avevano beneficiato della precedente prosperità economica. 
Lo sviluppo precedente di Ostia, fino al periodo flavio, sembra facilmente comprensibile alla luce della sua funzione di porto di approvvigionamento di Roma. Lo straordinario successo economico del II secolo, invece, rimane in qualche misura enigmatico. Da molto tempo si sostiene che debba essere in qualche modo collegato alla costruzione del porto di Traiano e al successivo trasferimento della flotta granaria alessandrina a Portus.[14] Finora, tuttavia, non sono stati presentati argomenti davvero convincenti su come Ostia ne avrebbe tratto vantaggio: tutte le merci scaricate a Portus venivano infatti trasportate direttamente a Roma, senza passare per Ostia.
Come poté dunque Ostia, con un sistema portuale molto meno efficiente di quello di Portus, diventare comunque un fiorente centro commerciale autonomo?

Figura12: Magazzini a Portus

 

Figura 13: Horrea Epagathiana et Epaphroditiana 

Una spiegazione importante potrebbe risiedere nella distinzione tra i tipi di merci movimentati a Portus e a Ostia.
Portus era chiaramente progettato per ottimizzare, nell’ambito del sistema annonario8, l’approvvigionamento di Roma con beni di prima necessità, soprattutto grano e, in seguito, olio.
La tipologia di edificio di stoccaggio preferita era il magazzino allungato a corridoio, particolarmente adatto alla conservazione temporanea di prodotti sfusi come il grano.
A Ostia, invece, prevalevano i magazzini a cortile interno. Alcuni erano riccamente decorati, evidentemente con l’intento di attirare potenziali clienti.[15] Questi magazzini erano in realtà più case commerciali che semplici depositi. È ragionevole supporre che questi magazzini privati commerciassero probabilmente altre merci, come prodotti di lusso provenienti dall’Oriente e vini particolari. Ma perché i Romani avrebbero dovuto affrontare il lungo viaggio fino a Ostia per acquistare quelle merci, dal momento che a Roma stessa si osserva la medesima varietà di tipologie di magazzini?
E una seconda domanda, più importante: perché Ostia attirò investimenti privati così ingenti in questo settore solo all’inizio del II secolo? Penso che possiamo escludere Roma come stimolo decisivo. Il consumo di articoli di lusso da parte della corte imperiale e delle famiglie aristocratiche aveva già raggiunto un apice sotto Nerone e gli imperatori flavi. A partire da Traiano, nel II secolo questo consumo rimase costantemente elevato e continuò a crescere. Anche la domanda della più ampia popolazione romana rimase probabilmente pressoché invariata. Il numero degli abitanti, circa un milione, non cambiò in modo sostanziale tra Augusto e la fine del III secolo, né cambiarono le condizioni di vita della maggior parte della popolazione urbana. Dove si trovava dunque il mercato di sbocco per le enormi quantità di merci immagazzinate e commerciate a Ostia?
Esisteva effettivamente un grande mercato con una domanda crescente: le città delle province, che nel II secolo d.C. conobbero un’enorme fioritura in quasi tutte le parti dell’impero. Se rivolgiamo lo sguardo a esse, come possiamo collegare Ostia a quel mercato?

Figura 14: Anfore Dressel 20

Sappiamo tutti bene che merci di ogni genere venivano continuamente trasportate in tutte le direzioni attraverso il Mediterraneo. Così, nei primi due secoli d.C., la caratteristica anfora olearia iberica Dressel 20 si diffuse fino a regioni molto lontane dell’Oriente. Viceversa, l’anfora vinaria Kapitän II, prodotta nel Mediterraneo orientale, raggiunse la Spagna, la Germania e persino la Britannia a partire dalla fine del II secolo d.C.[16] Ma come funzionava esattamente questo commercio?
Ostia potrebbe aver svolto la funzione di centro di intermediazione commerciale per questi prodotti?

Figura15: Anfora Kapitän

Purtroppo, è molto difficile trovare prove archeologiche convincenti a sostegno di questa tesi. Esistono tuttavia alcuni piccoli indizi.
Carlo Pavolini osservò che le navi a vela romane non potevano navigare senza una certa quantità di zavorra. Suggerì quindi che le navi in partenza da Ostia portassero con sé merci al posto della sabbia.[17] In effetti, merci di origine inequivocabilmente romana, come tegole e dolia, sono state rinvenute in molti luoghi della parte occidentale dell’impero. Sebbene costituiscano soltanto un gruppo estremamente ristretto di prodotti, dimostrano che da Ostia partiva almeno una certa quantità di merci destinate al commercio. Un approccio promettente, ma notevolmente più complesso, per le ricerche future consiste nel confrontare gli insiemi di reperti ceramici provenienti da diversi siti del Mediterraneo.
La comparsa improvvisa e quasi simultanea di determinati prodotti in aree completamente diverse, come la prima terra sigillata africana9 all’inizio del II secolo, e la loro scomparsa altrettanto improvvisa potrebbero indicare, per esempio, che la loro distribuzione dipendeva da un grande centro commerciale con cui queste aree intrattenevano stretti contatti.[18]
Infine, se non disponiamo di sufficienti dati archeologici certi, possiamo sempre ricorrere ad approcci teorici. Le moderne teorie delle reti, in particolare l’influente modello ‘small world’ di Watts e Strogatz,[19] possono effettivamente aiutarci a spiegare il fenomeno osservato a Ostia.10
In parole semplici, questo modello mostra che le reti più efficienti sono costituite da un numero molto elevato di singoli nodi, ciascuno dei quali è collegato ai nodi vicini. Nel nostro caso, questi potrebbero essere singole città portuali, con il loro entroterra e i porti vicini.
La connettività di queste reti aumenta notevolmente quando alcuni nodi - ma non tutti - stabiliscono collegamenti a lunga distanza, perché la distanza all’interno della rete diminuisce per questi nodi e per i loro vicini. A partire da un certo livello di connettività, questi grandi nodi, o hub, attirano spontaneamente ulteriori collegamenti con nodi più piccoli e continuano a crescere.
Gli economisti hanno ormai verificato anche la rete ‘small world’ e dimostrato che essa rappresenta effettivamente il modo più efficiente di organizzare sistemi di commercio bilaterale [20]. È stato inoltre dimostrato che, in un sistema commerciale organizzato in modo ideale, la maggior parte dei partecipanti commercia esclusivamente a livello locale, mentre solo pochi, concentrati nei grandi nodi, si occupano del commercio a lunga distanza e della successiva distribuzione ai mercati locali.

Figura 16: Ufficio commerciale di Sullecthum in Tunisia - Statio 23 nel Piazzale delle Corporazioni a Ostia

Tornando a Ostia: penso che questo approccio basato su una rete ‘small world’ possa spiegare molto bene ciò che accadde nel II secolo d.C. Prima della costruzione di Portus sotto Traiano, Ostia intratteneva già stretti rapporti con l’Occidente. Importava grandi quantità di olio e salsa di pesce iberici e di vino gallico. Poiché però le merci provenienti dall’Oriente e dal Sud venivano scaricate a Puteoli, questi due diversi collegamenti commerciali non potevano essere interconnessi. La situazione cambiò solo quando il porto di Traiano attirò le navi provenienti dall’Oriente.[21] Da quel momento Ostia poté svolgere in modo particolarmente efficace la funzione di centro di intermediazione commerciale tra Oriente e Occidente. Le navi in arrivo potevano dapprima scaricare a Portus le merci soggette all’annona e poi proseguire verso Ostia. Qui potevano scaricare le merci del commercio privato, concludere affari con intermediari locali nel Piazzale delle Corporazioni e infine imbarcare nuovi carichi destinati alle loro mete durante il viaggio di ritorno.
Perché, allora, questo sistema di rete così efficace si disgregò tanto profondamente nella prima metà del III secolo? Posso immaginare diverse ragioni. In primo luogo, in questo periodo diminuì a Roma la domanda di articoli di lusso. In secondo luogo, la disponibilità di queste merci potrebbe essere stata compromessa dalle guerre in Oriente, sebbene tendiamo a sopravvalutare l’influenza degli eventi politici sulle rotte commerciali. Più importante potrebbe essere stato il fatto che l’importazione di olio dalla Spagna, precedentemente organizzata esclusivamente da imprenditori privati, passò sempre più sotto il controllo dello Stato durante il regno degli imperatori severi. Ciò deve aver avuto conseguenze negative per le attività economiche degli investitori e degli imprenditori privati di Ostia.[22] L’importazione di olio dall’Iberia cessò infatti completamente verso la metà del III secolo d.C. e fu allora sostituita dalle importazioni dall’Africa settentrionale. Con la scomparsa di questo importante collegamento commerciale occidentale, l’equilibrio precedentemente creatosi tra i collegamenti venne compromesso. Ciò potrebbe aver segnato l’inizio della fine di Ostia come emporio del Mediterraneo.

Figura17: Ufficio commerciale di attribuzione sconosciuta – statio 25 nel Piazzale delle Corporazioni a Ostia.

 

 

  

  • Note di Heinzelmann
  • [1] In generale: MEIGGS 1973; RICKMAN 1980; PAVOLINI 1986b; GARNSEY 1988; SIRKS 1991; VIRLOUVET 2000.
  • [2] HEINZELMANN e MARTIN 2000, 277-283; HEINZELMANN 2001, 313-328; HEINZELMANN 2002b, 225-242;225-242;
  • [3] ARNOLDUS-HUYZENDVELD e PAROLI 1995, 383-392; ARNOLDUS-HUYZENDVELD e PELLEGRINO 2000, 219-226; LE GALL 2005, 13-23.
  • [4] HEINZELMANN e MARTIN 2002, 5-19.
  • [5] HEINZELMANN 2002b, 225-242.
  • [6] MEIGGS 1973, 133-145.
  • [7] RICKMAN 1971, 15-86.
  • [8] Vedi anche il contributo di KEAY in questa sessione.
  • [9] GIRRI 1956, 7-44; HEINZELMANN 2005, 113-128, con fig. 2.
  • [10] HEINZELMANN 2002a, 103-122; DELAINE 2005, 29-47; KEAY et al. 2005, 281-290, 305-314.
  • [11] DELAINE 2002, 41-102.
  • [12] PAVOLINI 1986a, 239-283; PAVOLINI 2002, 325-352.
  • [13] HEINZELMANN 2002b, 225-242.
  • [14] MEIGGS 1973, 278-285.
  • [15] HEINZELMANN 2002a, 103-222; DELAINE 2005, 29-47.
  • [16] PANELLA 1985, 180-189; REYNOLDS 1995, 106-110.
  • [17] PAVOLINI 1985, 200-208.
  • [18] REYNOLDS 1995, 6-14, con fig. 152-154.
  • [19] WATTS e STROGATZ 1998, 440-442.
  • [20] WILHITE 2001, 49-64.
  • [21] Anche Keay tratta in questa sessione il trasferimento della flotta granaria alessandrina da Puteoli a Portus.
  • [22] REYNOLDS 1995, 106-108.

  • Note della redazione
  •   1: Castrum – Accampamento militare romano
  •   2: Indagine del terreno alla ricerca di tracce archeologiche
  •   3: Vedi l’articolo “Commercio d’oltremare”
  •   4: Disegno di Michael Heinzelmann
  •   5: Keay 2020, fig. 6.6.
  •   6: Lussuosa residenza romana fuori città
  •   7: Russell Meiggs: Roman Ostia – 1960
  •   8: Annona – Approvvigionamento di grano fortemente sovvenzionato o gratuito per la popolazione di Roma.
  •   9: Terra sigillata – Ceramica romana finissima, lucida, di colore bruno/rosso.
  • 10:Modello small-world: modello matematico di rete che mostra come la propria rete locale possa essere contemporaneamente collegata, attraverso ogni individuo che ne fa parte, alla rete di quell’altro individuo.

  • Bibliografia
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  •   oARNOLDUS-HUYZENDVELD A. and PELLEGRINO A., 2000. Development of the Lower Tiber Valley in historical times. Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, 54, 219-226.
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