25 Jul 2024

Leptiminus

Figura 1: La linea costiera del porto sud-orientale di Leptiminus

Figura 2: Porti romani lungo la costa orientale della Tunisia

Nel sito dell’odierna Lamta, sulla costa orientale della Tunisia, esisteva già nell’antichità una città portuale chiamata Leptis Minor (per distinguerla dal porto libico di Leptis Magna). Il porto era chiamato anche Leptis Parva, Leptis Minus o Leptiminus.
Secondo lo storico romano Gaio Sallustio Crispo (circa 86–37 a.C.)1, questa città portuale fu fondata dai Fenici contemporaneamente alle vicine città portuali di Hadrumetum (l’odierna Sousse) e Hippo Diarrhytus (l’odierna Biserta).
Le più antiche tracce di insediamento sono state rinvenute nei due cimiteri vicini e risalgono al VI secolo a.C.2.
Il porto è descritto anche nel Periplo dello Pseudo-Scilace, un antico periplo greco3 del IV secolo a.C. che descrive la rotta marittima intorno al Mediterraneo e al Mar Nero.
Lo storico romano Livio (59 a.C.–17 d.C.) ricorda che Annibale Barca fece scalo a Leptiminus nel 239 a.C., mentre tornava in Africa dall’Italia e passava davanti a un luogo di sepoltura: «Annibale lo interpretò come un cattivo presagio, ordinò al pilota di oltrepassare il luogo e condusse la flotta a Leptis, dove fece sbarcare le truppe.» 4.
Lo storico greco Appiano di Alessandria (95–165 d.C.) definisce gli abitanti di Leptiminus «cittadini liberi»5, mentre Plinio chiama la città un oppidium liberum6 (fortificazione libera su una collina). Durante le guerre civili della metà del I secolo a.C., le guarnigioni di Giulio Cesare erano stanziate a Leptiminus e il mare intorno alla città divenne teatro di una battaglia navale. 7


Nel 47–46 a.C. la città divenne una civitas libera et immunis 8e coniò monete proprie sotto Augusto. Si ritiene che abbia ottenuto lo status coloniale sotto Traiano con il titolo di Colonia Ulpia Lepti Minus 9. L’antica città di Leptiminus sorge su un piccolo promontorio nella baia di Monastir, nel Golfo di Hammamet. È delimitata a ovest dalle foci dello Wadi el Masourah e dello Wadi Bou Hajar e a est da una piccola baia, a sua volta delimitata a est da un piccolo promontorio sul quale sorge la moderna città di Lamta. La costa è bassa e sabbiosa e il mare poco profondo: l’isobata dei 5 m si trova a due chilometri dalla riva. Le scogliere e i pavimenti a mosaico parzialmente distrutti dalle onde testimoniano chiaramente l’erosione post-romana. La presenza di strutture archeologiche sommerse, individuate durante le ricerche del 2011, suggerisce un innalzamento del livello del mare di circa 50–75 cm dall’antichità10. L’attuale linea costiera di Leptiminus si troverebbe fino a circa 200 m più nell’entroterra rispetto all’epoca romana11. I resti dell’antica Leptiminus, inoltre, sono stati visitati, scavati e descritti da numerosi studiosi fin dal XIX secolo. Un resoconto preliminare di queste visite e dei primi rapporti sui principali monumenti del sito fu pubblicato già nel 199212.

havens 2 engels
Figura 3: Pianta schematica dei resti di Lamta / Leptiminus (da BEN LARZEG e MATTINGLY 1992).

Queste indagini hanno dimostrato che il centro dell’insediamento durante il periodo punico (V–II secolo a.C.) si trovava probabilmente sulla cosiddetta «collina della cittadella». Tra questa collina e l’antica linea costiera, oggi sommersa, non sono state rinvenute prove archeologiche di abitazioni antiche. In tre cimiteri vicini sono tuttavia emerse testimonianze di una popolazione punica e libica.
Le possibilità di creare infrastrutture portuali su questa costa non riparata erano limitate e le imbarcazioni venivano probabilmente tirate fuori dall’acqua sulla spiaggia dello Wadi Bou Hajar. Già nel 1893, tuttavia, furono segnalati moli a nord-ovest del villaggio di Lemta. Questi furono ritrovati e rilevati negli anni successivi. Nell’immediato entroterra del porto non sono state rinvenute tracce di insediamenti rurali di questo periodo.
La trasformazione dell’insediamento punico in una città romana di circa 24 ettari sembra essere consistita in una nuova pianificazione del nucleo urbano sulla collina della cittadella, secondo un impianto ortogonale. Il ripetersi di allineamenti edilizi comuni suggerisce tre fasi di espansione dalla collina verso la costa e l’area portuale, dotata di un molo lungo 450 metri, databile all’incirca tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., o a un’epoca poco successiva13.
Il molo sembra aver avuto un nucleo di pietrame ed essere stato rivestito di blocchi, dei quali in alcuni punti erano ancora visibili due corsi. Soltanto all’estremità, dove il molo cambiava direzione, l’acqua superava i due metri di profondità. Si tratta di un ottimo esempio di molo o pontile costruito su una costa poco profonda.

Figura 4: Resti dell’anfiteatro di Leptiminus.

Questo lungo molo portuale, che consentiva di caricare le merci direttamente su grandi navi da carico, dimostra come un’infrastruttura portuale artificiale potesse trasformare una città relativamente piccola in un porto di grande importanza all’interno delle reti portuali che attraversavano il Mediterraneo romano, raggiungendo i mercati sull’altra sponda del Mediterraneo e la stessa Roma.
Anche un complesso termale pubblico e il primo acquedotto sembrano essere stati costruiti a Leptiminus in questo periodo, probabilmente nel 93/94 d.C.14


Nel porto sono state trovate prove della produzione locale di anfore, mentre Plinio riferisce che i prodotti ittici venivano esportati a Roma15. Estesi cimiteri a cremazione furono creati a sud-est e a sud-ovest della città, e nell’immediato entroterra sono stati scoperti insediamenti rurali.

Figura 5: Terme romane nel museo di Lamta16

Il periodo compreso tra il II e il IV secolo d.C. segna l’apogeo della città. In questo periodo la città si espanse ulteriormente verso est, tanto che il nucleo edificato di Leptiminus occupava ormai circa 45 ha, con un contemporaneo aumento delle attività nel suburbium, i sobborghi, per un’area complessiva di circa 150 ha.
Diversi edifici pubblici risalgono a questo periodo: l’anfiteatro del II o III secolo d.C., insieme ai fitti edifici lungo la riva occidentale dello Wadi Bou Hajar, e le terme orientali di epoca severiana.
Anfore, vasellame da cucina africano e ceramica grezza venivano prodotti in grandi quantità; anche il ferro potrebbe essere stato prodotto su vasta scala.
Sepolture romane compaiono in tutti i cimiteri punici noti, mentre un nuovo cimitero romano fu istituito lungo il lato meridionale del centro urbano tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. (vedi Figura 3). Nei sobborghi comparvero diverse ville e officine. È difficile stabilire se la prosperità della città continuò nel IV secolo d.C. Uno dei forni scavati fu abbandonato alla fine del II secolo, ma altrove altre attività industriali proseguirono fino a un’epoca avanzata del IV secolo.
Leptiminus divenne così un porto importante, fiorito sotto il dominio romano, che esportava numerosi prodotti agricoli (tra cui olio d’oliva), garum, una popolare salsa di pesce fermentata, grandi anfore da trasporto e ceramica sigillata africana (un vasellame fine da tavola molto richiesto in tutto il Mediterraneo dal II al VII secolo d.C.). Le merci di Leptiminus erano commerciate in tutto l’Impero romano: dall’Italia, dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Britannia a ovest, fino all’Egitto, alla Palestina e alla Siria a est.

Gli scavi

Figura 6: Scavi a Leptiminus17

Gli scavi di Leptiminus hanno restituito un’impressionante varietà di edifici con funzioni diverse, tra cui cimiteri, abitazioni, stabilimenti termali, un complesso di fornaci e una possibile fullonica (un edificio utilizzato per lavare e tingere la lana).
I cimiteri, databili dal II al VI secolo d.C. e contenenti circa 150 scheletri, sono attualmente oggetto di studio e forniranno una preziosa banca dati per comprendere la salute, la longevità e le pratiche funerarie degli antichi abitanti dell’insediamento.
Un complesso termale romano di circa 3.600 metri quadrati è oggi uno dei più grandi noti nell’Africa settentrionale romana. Gli scavi del 1992 hanno rivelato, sotto i pavimenti di un ambiente riscaldato, cortili e cunicoli utilizzati per alimentare i forni. Nel VI secolo d.C. il complesso termale fu trasformato in uno spazio industriale nel quale venivano prodotte grandi anfore da trasporto in argilla.
Una casa romana scavata offre un quadro eloquente dei mutamenti nei modi di vivere nei sobborghi orientali della città. L’edificio passò da abitazione dotata di uno splendido mosaico di Venere nel triclinio (sala da pranzo) a spazio industriale coperto di cenere, argilla e scarti ceramici.

Figura 7: Veduta del settore «pagano» in S304. Sono visibili il Muro Bianco, i muri del complesso, le tombe a gradini per le cremazioni (frecce) e gli incavi nella roccia destinati alle tombe. I riquadri bianchi indicano pozzi profondi e il cerchio bianco mostra un pozzo più ampio che intersecava l’Ipogeo 218.

Alcuni dei ritrovamenti più impressionanti degli scavi di Leptiminus provengono da un complesso di sette fornaci romane. Sebbene gli studiosi sappiano da tempo che la ceramica nordafricana veniva ampiamente esportata in tutto l’Impero romano, pochi siti produttivi africani sono stati studiati in modo approfondito. Le fornaci di Leptiminus sono tra le prime a essere state scavate scientificamente e pubblicate con cura. Utilizzate dal I al III secolo d.C., hanno restituito enormi quantità di ceramiche e recipienti malcotti che permetteranno infine di chiarire i modelli sia dei mercati di esportazione sia del consumo locale.

Figura 8: Anfore di Leptiminus19.

Nonostante il rapido sviluppo della regione costiera tunisina, circa l’85 per cento dell’antica città di Leptiminus si trova ancora sotto terreni agricoli, rendendola ideale per la ricerca archeologica. La città comprende circa 1,5 chilometri quadrati di terreno dolcemente ondulato, coltivato a ulivi e attraversato da due letti fluviali asciutti (wadi). Tra gli ulivi si trovano i resti di strutture antiche, tra cui oltre 60 cisterne, un anfiteatro, due terme, due acquedotti e numerosi muri. Questi resti sono tuttavia mal conservati a causa del riutilizzo dei materiali da costruzione nei vicini insediamenti medievali e moderni.
Le ricerche dimostrano che Leptiminus era orientata in due direzioni: verso il mare e i mercati mediterranei, e verso un entroterra che comprendeva numerose città non costiere. Nell’antichità altre città portuali simili a Leptiminus erano distribuite lungo la costa nordafricana e probabilmente svolgevano un ruolo analogo, partecipando a una gamma di attività artigianali urbane destinate ai consumatori presenti in entrambe le direzioni. Sebbene Leptiminus offra agli archeologi una rara opportunità di studiare uno di questi porti, la città in sé non era probabilmente particolarmente unica. Leptiminus potrebbe invece essere rappresentativa degli insediamenti costieri della regione, che esportavano vari manufatti e importavano beni destinati sia all’agricoltura (minerali di ferro e macine) sia all’edilizia di lusso (marmo).

 

Figura 9: Denario di bronzo (Tiberio/Ermes) da Leptiminus20.

 

 

 

  • Fonti
  • - Cambridge Expedition to Sabratha 1966: R.A.Yorke
  • - Carayon 2008, 3.2.4.4.Leptiminus/Lamta
  • - https://lsa.umich.edu/kelsey/research/past-field-projects/leptiminus-archaeological-project-tunisia.html
  • - https://portuslimen.eu/site/leptiminus/ by N.Carayon and S. Keay
  • - Arthur de Graauw
  • - Wikipedia

  • note
  • 1: Sallustio - Bellum lugurthinum, 19, 1-2.
  • 2: Fantar 1999; Gsell 1920, 135–136; De Smet 1913; Foucher 1967.
  • 3: Ausili scritti alla navigazione o istruzioni nautiche.
  • 4: Livio, 30, 25, 12
  • 5: Appiano, Libyca, 94
  • 6: Plinio, HN 5.25
  • 7: Bellum Africanum, 7, 2 en 29, 2
  • 8: Città libera senza obblighi di pagamento nei confronti dello Stato.
  • 9: Gascou 1972; Beschaouch 1991; Aounallah, Ben Abdallah and Hurlet 2006
  • 10:Stone et al. 2011
  • 11: Slim et al. 2004, 154; Stone, Mattingly, and Ben Lazreg 2011, 142.
  • 12: Ben Lazreg, Mattingly, and Caciagli 1992, 9–62 (Leptiminus Archaeological Project)
  • 13: Stone, Mattingly en Ben Lazreg 2011, 273-274; Davidson 1992
  • 14: Secondo i bolli laterizi di Agathobulus e Cn. Domitius Tullus.
  • 15: Plinio NH 31, 94
  • 16: Foto Tripadvisor.com
  • 17: Foto Romanoimpero.com
  • 18: Foto: Leptiminus (Lamta), rapporto n. 4. Scattata il 18 ottobre 2020 alle 12.30, pubblicata per gentile concessione di Mohammed Amine Sayadi, Hedi Chouchane e Anis Kilani.
  • 19: Foto: Home.cc.umanitoba.ca
  • 20: Foto: ES.numista.com

 

 

 

Si apprezza il nostro lavoro?

Sostienici con una donazione.

Diventa un membro e sostienici
Articoli & progetti recenti

Isola Sacra Index (I)

Isola Sacra Index (I)

Sezione speciale dedicata al cimitero romano di Portus (in inglese)....

Leggi tutto...

La flotta pisana ritrovata

La flotta pisana ritrovata

 

Nel 1998, nei pressi della stazione di Pisa San Rossore, fu scoperto per caso un incredibile patrimonio archeologico....

Leggi tutto...

Leptiminus

Leptiminus

Nel sito dell’odierna Lamta, sulla costa orientale della Tunisia, esisteva già nell’antichità una città portuale chiamata Leptis Minor....

Leggi tutto...

Diritto romano del commercio marittimo (inglese)

Diritto romano del commercio marittimo (inglese)

 

Roman law is the finest monument that Rome bequeathed to Western Europe....

Leggi tutto...

Sullecthum (Salakta) Inglese

Sullecthum (Salakta)  Inglese

In the Sahel, in the Tunisian province of Madhia, we find by the sea the small town of Salakta....

Leggi tutto...
Ultime notizie

About Roman Ports

Amor and PsycheWe are committed to providing versions of our articles and interviews in several languages, but our first language is English.

Please become a member of the Facebook group, which is our main communication platform. There you can learn about upcoming events and items of interest, post your own photos, or share any stories or general questions you may have.

If you have specific questions about our organisation, questions about financial issues, if you would like to assist in the production of our online magazine, or if you have specific requests or ideas for content, use our contactform below. You can contact us in any language!