06 Apr 2017

Il primo porto di roma antica

Sintesi con il permesso di Jean-Philippe Goiran e del suo gruppo di ricerca 1

Fig. 1. Un’iscrizione con il nome 'Coloniae Ostiensis'. Questa lastra di marmo
era originariamente fissata alla Porta Romana di Ostia

Tra tutti i porti di Roma, il suo porto, Ostia, era naturalmente il più importante (vedi 'Un porto per Roma'). Dopo un lungo periodo di scavi, Ostia è oggi uno dei siti archeologici più vasti e interessanti d’Italia. Ormai sappiamo molto su Ostia. Numerosi studiosi hanno esaminato e descritto la città. Nonostante ciò, una delle questioni più fondamentali riguardanti Ostia è rimasta irrisolta. Ostia era stata costruita soprattutto come città portuale. Ma la città disponeva di un proprio porto, oltre alle banchine del Tevere?

Perché era così difficile trovare un bacino portuale?
Naturalmente, in passato sono stati compiuti diversi tentativi per individuare questo bacino portuale alla foce del Tevere 2. Il luogo più probabile sembrava essere una depressione del terreno a nord della città, a ovest del cosiddetto ‘Palazzo Imperiale’.

Fig. 2. Veduta di Ostia (Google). A: Torre Boacciana, B: ubicazione del bacino portuale, C: palazzo imperiale

Nuove ricerche
Alcuni anni fa, un gruppo multidisciplinare franco-italiano 3 ha deciso di confermare o confutare l’ipotesi di un bacino portuale in corrispondenza della depressione a forma di conca lungo il fiume, tra il presunto faro ‘Torre Boacciana’ a ovest e il ‘palazzo imperiale’ a est (fig. 3). A tale scopo è stata utilizzata una trivella meccanica per trovare, attraverso i sedimenti, la prova dell’esistenza dell’antico bacino portuale di Ostia. Questa tecnica ha risolto anche il problema delle acque sotterranee, che aveva reso impossibili le indagini a oltre 2 metri di profondità nella zona 4.
Per raggiungere questo obiettivo sono state estratte due carote di 12 metri di profondità dal terreno della depressione, nel punto in cui si supponeva si trovasse il bacino: la carota PO1 a sud dell’area e PO2 a nord, vicino all’attuale corso del Tevere. La stratigrafia delle due carote era identica. Pertanto, dopo un’analisi dettagliata in laboratorio, la discussione si concentra soprattutto su PO2. I dati così ottenuti vengono confrontati con le analisi polliniche eseguite sugli strati di PO1 adatti a tale scopo. In questo modo è possibile ricostruire l’evoluzione del porto fino a una profondità di 12 metri.

Fig. 3. Ubicazione delle due carote, confrontata con gli studi geofisici di Heinzelmann e Martin (2002)

Lo strato più profondo, precedente alla fondazione di Ostia, mostra che nel primo millennio a.C. il mare occupava questa zona. Gli strati intermedi, ricchi di argilla grigia limosa, presentano depositi tipici di un porto. Secondo i calcoli, quando entrò in funzione, tra il 4° e il 2° secolo a.C., il bacino aveva una profondità di 6,5 metri. In precedenza si riteneva che Ostia avesse soltanto un porto fluviale, adatto esclusivamente a imbarcazioni con un pescaggio ridotto. È invece emerso che Ostia possedeva in realtà un bacino portuale profondo, adatto anche a navi marittime con un pescaggio elevato. Gli strati più recenti, costituiti da massicci accumuli di materiale alluvionale, testimoniano l’abbandono del bacino portuale durante l’epoca imperiale.
Grazie alle analisi al carbonio 14 è stato possibile dedurre che una successione di grandi inondazioni del Tevere rese gradualmente inaccessibile il porto di Ostia tra il 2° secolo a.C. e la 1a parte del 1° secolo d.C., forse nonostante i ripetuti dragaggi del porto.
All’inizio del 1° secolo d.C., il porto non superava 1 metro di profondità e la navigazione era del tutto impossibile. Il porto fu quindi sostituito dal nuovo complesso portuale di Claudio a Portus, 3 km a nord della foce del Tevere. Questo interramento corrisponde al testo di Strabone (58 a.C. – 21/25 d.C.), che descrive l’insabbiamento del porto (vedi 'Un porto per Roma').

Contesto locale
Secondo la tradizione letteraria romana, Ostia fu fondata nel 7° secolo a.C., durante il regno di Anco Marcio, quarto re di Roma. Tito Livio 5 scrisse che la città era stata fondata per sfruttare le saline della laguna. Non si può dubitare di un legame con il fiume e il mare, considerando l’etimologia e il significato del nome della città: Ostia deriva dal latino Ostium, che significa ‘foce’. Alcuni autori antichi sostengono che Ostia svolgesse la funzione di porto fin dalla sua fondazione 6, ma questa interpretazione potrebbe essere stata attribuita retrospettivamente alla città 7. Dal punto di vista archeologico, esistono poche prove che indichino una data di fondazione così antica per Ostia. Il nucleo abitato di Ostia sorse non prima del 4° secolo a.C., sotto forma di una fortificazione costruita con grandi blocchi di tufo, un cosiddetto castrum.

Fig. 4. Torre Boacciana

Esistono tuttavia teorie sull’ubicazione di una paleo-Ostia precedente al 4° secolo a.C. 8. Le corrispondenze tra le fonti scritte e le prove archeologiche della più antica esistenza di Ostia si riscontrano soltanto a partire dal 3° secolo a.C. In quel periodo fu costruito il castrum e Ostia divenne il fulcro della storia di quella regione 9. Durante le guerre puniche, il porto rivestiva una grande importanza sia commerciale sia militare 10. Nel corso del 1° secolo a.C., Ostia svolgeva un ruolo vitale nell’approvvigionamento alimentare di Roma. Questo ruolo fondamentale è illustrato dalla conquista di Ostia da parte di Mario nell’87 a.C., allo scopo di privare Roma dei suoi rifornimenti 11. È molto difficile trovare prove archeologiche inconfutabili per una datazione di Ostia anteriore al 4° – 3° secolo a.C. È persino difficile trovare indizi materiali sull’ubicazione di un porto di Ostia, soprattutto durante il periodo repubblicano, ma anche durante l’epoca imperiale. È plausibile che le strutture portuali (gli approdi per il carico e lo scarico delle navi) si trovassero lungo il fiume, in collegamento diretto con la città e con le strutture di stoccaggio.

Fig. 5. Magazzini a Ostia, vicino alla riva del Tevere

Sebbene l’evoluzione del delta del Tevere durante l’Olocene sia stata ben studiata 12, si conosce poco del contesto paleogeografico della foce del Tevere e dei cambiamenti avvenuti in epoca romana. È difficile ricostruire con precisione la linea di costa e la posizione del Tevere all’altezza dell’Ostia romana. Durante i periodi repubblicano e imperiale, la foce del Tevere si trovava senza dubbio nei pressi della ‘Torre Boacciana’. Questa torre è stata costruita su fondamenta di epoca imperiale (probabilmente del 2° – 3° secolo d.C.) 13 ed è il resto archeologico di quel periodo più vicino al mare 14.

Fig. 6. Mappa dell’ubicazione degli ipotetici porti fluviali di Ostia

I risultati 15
Le ricerche del gruppo franco-italiano hanno portato ai seguenti risultati. Il bacino portuale si trova a meno di 600 metri dal castrum e non sembra avere un legame particolare con esso. L’ubicazione deve essere interpretata come il punto terminale di un percorso che esisteva molto prima della costruzione del castrum. Questo percorso, proveniente da sud lungo la costa, raggiungeva la foce del fiume e proseguiva lungo la Via Laurentina, che risale al 4° secolo a.C. 16. Il bacino portuale potrebbe risalire allo stesso periodo della Via Laurentina e quindi essere anteriore al castrum. La datazione del porto potrebbe indicare un collegamento con il molo repubblicano a nord, presso l’ansa a ferro di cavallo sull’altra sponda del Tevere 17. I resti di questa struttura sono ancora visibili, ma la datazione è incerta. Finché non saranno effettuate ulteriori ricerche, non sapremo con certezza se furono utilizzati nello stesso periodo. I terreni stabili a nord e a est del bacino sono stati studiati di recente (Heinzelmann e Martin, 2002), mentre sul settore meridionale sono disponibili poche informazioni. Il rapporto preciso tra il bacino portuale e i resti antichi della ‘Torre Boacciana’ deve ancora essere studiato. La torre medievale, situata a circa 150 metri a sud-ovest del bacino portuale, è stata costruita su un nucleo romano. Alcuni mattoni con bolli risalgono al 2° secolo d.C., ma la costruzione mostra chiaramente diverse fasi edilizie più antiche 18. L’edificio potrebbe essere stato utilizzato per il controllo e/o la segnalazione della foce del fiume. Sebbene si trattasse molto probabilmente di una torre, essa non aveva alcun rapporto con il bacino portuale, che a quell’epoca era già interrato. Inoltre, non esistono prove della presenza di una torre in questo luogo tra il 4° e il 2° secolo a.C.

Fig. 7. Uno dei più grandi magazzini di grano di Ostia,
i 'Grandi horrea'

Conclusioni
Per la prima volta, un gruppo multidisciplinare composto da archeologi, storici, geografi, specialisti dei sedimenti, geomorfologi, micropaleontologi e palinologi si è concentrato sulla questione del porto di Ostia. La ricerca ha individuato l’ubicazione del bacino portuale di Ostia alla foce del Tevere, a nord della città, a ovest del ‘Palazzo Imperiale’. Le carote hanno mostrato nella depressione una successione di strati di terreno interpretabili come un bacino portuale progressivamente riempito di sedimenti.

Questo studio, insieme alle successive ricerche in laboratorio e sul campo, amplierà le nostre conoscenze sul rapporto tra Ostia, il suo porto alla foce del Tevere e la creazione dei due porti imperiali a Portus durante il 1° e il 2° secolo d.C. Il bacino portuale alla foce del fiume subì un insabbiamento su vasta scala almeno fino all’inizio del 1° secolo d.C. Questo dato ci porta a due considerazioni:
(1) Alla fine del primo quarto del 1° secolo a.C., il bacino presentava, tenendo conto della marea, una colonna d’acqua compresa tra 50 cm e un massimo di un metro.
(2) Il bacino rimaneva quindi accessibile soltanto alle imbarcazioni con un pescaggio ridotto. Ostia non disponeva più di un porto profondo e il nuovo porto di Portus non era ancora stato costruito. Si può quindi supporre che le rive del Tevere fossero state attrezzate e utilizzate come piattaforme per il carico e lo scarico delle merci, purché il fiume non fosse già completamente insabbiato. Inoltre, si può supporre che all’inizio del 1° secolo d.C. la funzione del bacino portuale di Ostia fosse cambiata.

Sebbene la presenza del bacino sia ora dimostrata e documentata, e grazie alle due carote siano state effettuate una ricostruzione paleoecologica e un’indagine sulla cronologia degli strati di terreno, la presenza di strutture come frangiflutti e banchine deve ancora essere dimostrata attraverso ricerche archeologiche. Attendiamo con grande interesse i risultati di ulteriori ricerche.

  • Note
  • 1: Jean-Philippe Goiran, Elisa Pleuger e Cécile Vittori (CNRS e UMR 5133, Maison de l’Orient et de la Méditerranée, Lione, Francia), Ferréol Salomon e Jean-Paul Bravard (UMR 5600, Université de Lyon, Francia), Ilaria Mazzini (Dipartimento di Scienze, Università Roma TRE, Italia), Giulia Boetto (Aix-Marseille Université, CNRS, Centre Camille Jullian (UMR 7299), Francia), Jonatan Christiansen e Pascal Arnaud (UMR 5189, Université de Lyon, Francia), Angelo Pellegrino (Soprintendenza Speciale per i beni Archeologici di Roma, Italia), Caterina Pepe (Dipartimento di Biologia Ambientale, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Italia e Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Italia, Laura Sadori (Dipartimento di Biologia Ambientale, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Italia).
  • 2: Fea 1824, 1831, 1835; Canina 1830.
  • 3: CNRS, Université Lyon, Aix-Marseille Université, Ecole Française de Rome, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e Sede di Ostia, Università Roma, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
  • 4: Goiran e Morhange 2003; Marriner et al. 2010; Goiran et al. 2012.
  • 5: Ab Urbe condita I, 33, 6-9.
  • 6: Pseudo-Aurelius Victor, De Viris illustribus urbis Romae V, 3; Quintus Ennius, Annales, frag. 22.
  • 7: Le Gall 1953; Zevi 2001a.
  • 8: Vaglieri 1911; Coarelli 1988; Martin 1996; Brandt 2002; Zevi 2002.
  • 9: Valerius Maximus, Dictorum factorumque memorabilium libri novem, III, 7-10; M. Iunianus Iustinus, Epitoma Historiarum Philippicarum, XVIII, 2, 1-2.
  • 10: Tito Livio, Ab urbe condita XXII, XLV.
  • 11: L. Annaeus Florus, De gestis Romanarum, III, 22; Plutarco, Vita di Mario, XLV (Le Gall 1953; Zevi 2001b).
  • 12: Bellotti et al. 1994, 1995, 2007; Giraudi, 2004.
  • 13: Martin 1996, p. 279.
  • 14: Ulteriori informazioni sulla linea di costa provengono dagli immediati dintorni di Portus (Arnoldus-Huyzendveld 2005; Giraudi 2004, 2009) e dal settore meridionale del delta del Tevere, sulla costa laurentina (Bicket et al. 2009). Quest’ultima pubblicazione documenta una rapida progradazione della linea di costa nel delta del Tevere durante l’epoca imperiale. Questo avanzamento della costa verso il mare potrebbe essere stato più intenso alla foce del fiume.
  • 15: L’articolo completo, comprensivo di una relazione sui metodi e sui risultati, può essere letto in questo PDF del Journal of Archaeological Science.
  • 16: Calza et al. 1953; Zevi 2001a.
  • 17: Pellegrino et al. 1995.
  • 18: Meiggs 1973.

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