Di Gerard Huissen

Due città diverse
Ostia e Pompei sono senza dubbio le due città di epoca romana meglio conservate, ma il confronto finisce qui.
Già poco dopo la sua riscoperta e l’inizio degli scavi nel XVIII secolo, Pompei attirò numerosi visitatori da tutto il mondo.
Ostia, invece, divenne ampiamente conosciuta solo dopo l’apertura, nel 1923, del collegamento ferroviario tra Roma e la costa, che la rese più facilmente raggiungibile. Prima di allora, arrivare a Ostia era difficile: i sentieri erano poco praticabili e la zona era infestata dalle zanzare portatrici della malaria.
A quell’epoca, Pompei era già stata in gran parte scavata e restaurata, così i visitatori potevano ammirare una città intera, con teatri, negozi, templi, case e molto altro. Ostia era molto più piccola di Pompei e allora mostrava poco più di qualche muro che affiorava dal terreno.

Sebbene le case romane descritte nel I secolo d.C. dai poeti Marziale e Giovenale non assomigliassero affatto a quelle di Pompei, queste ultime furono a lungo considerate rappresentative. Tale convinzione persistette anche dopo gli scavi di Ostia, dove le abitazioni corrispondevano invece alle descrizioni antiche dell’età imperiale.
Ostia non è Pompei
Le due città sono diverse sia per storia sia per carattere. Pompei esisteva già da molto tempo prima di essere incorporata nel dominio romano. In origine era una città osca, dove si parlava l’osco. Subì forti influenze greche, sebbene i Greci non vi abbiano mai abitato.
Dal 524 al 474 a.C. la città fu occupata dagli Etruschi. Nel 242 a.C. fu conquistata dai Sanniti, che la trasformarono profondamente nella città che conosciamo oggi. La sua struttura urbana e la sua organizzazione politica erano del tutto diverse da quelle di Roma.
Nel 90 a.C. Pompei si schierò con le altre città sannitiche nella rivolta contro il dominio romano. Dopo una lunga lotta, la guerra sociale, fu sconfitta dal generale e uomo di Stato romano Silla e passò sotto il controllo di Roma. All’epoca in città si parlava ancora l’osco, non il latino. Silla lasciò a Pompei un consistente contingente militare, favorendo così la rapida diffusione di molti aspetti della cultura romana. La città rimase tuttavia una città romanizzata, anziché una città romana fin dalle origini. Col tempo, anche l’osco fu sostituito dal latino.
Pompei rimase una città di provincia in cui si viveva bene. L’agricoltura vi produceva grandi ricchezze, che venivano altrettanto rapidamente spese. Sul piano politico, Pompei non ebbe alcun ruolo nell’Impero romano.

Ostia, invece, era un autentico insediamento romano, come abbiamo visto in «Un porto per Roma». Ostia era vitale per Roma, così come Roma lo era per Ostia. La città crebbe quindi insieme a Roma e raggiunse una grande prosperità. Per farsi un’idea dell’aspetto dell’antica Roma, bisogna visitare Ostia. Naturalmente templi, terme, anfiteatri e simili si possono ammirare meglio a Roma, ma gli edifici più comuni e le abitazioni ordinarie vi sono in gran parte scomparsi. Oggi è difficile immaginare come fosse la vita quotidiana a Roma. Ostia ne offre ancora un buon quadro, con bar, negozi, magazzini e laboratori. Le sue case, di cui talvolta restano in piedi due o tre piani, sono completamente diverse da quelle di Pompei e corrispondono esattamente alle descrizioni di Giovenale e Marziale. Soprattutto la pianta stradale del II secolo offre una buona immagine della cosiddetta Nova Urbs («città nuova») che Nerone creò a Roma dopo il grande incendio del 64.

Dei numerosi magazzini ai piedi dell’Aventino, a Roma, ne rimane soltanto uno. A Ostia, invece, si possono osservare la pianta completa e l’organizzazione dei depositi di grano, olio e altri prodotti. Nel Piazzale delle Corporazioni, la grande piazza un tempo coperta dietro il teatro, sono raffigurati molti dei porti d’oltremare con cui Roma commerciava. Nei porti di Claudio e Traiano si può vedere la perfetta organizzazione grazie alla quale venivano sfamate più di un milione di persone a Roma. Per capire come funzionassero a Roma i servizi pubblici, come i vigili del fuoco e la sorveglianza urbana, bisogna osservare la Caserma dei Vigili a Ostia. Ostia aveva comunque un proprio carattere: non era soltanto il porto di Roma. Magazzini e negozi si alternavano a templi, una basilica, terme, un teatro e altri edifici pubblici. Occorrevano inoltre strutture per gli equipaggi delle navi che facevano scalo nei porti. Le navi non dovevano soltanto essere caricate o scaricate, ma anche rifornite di provviste. Già allora una città portuale aveva una propria vita sociale.

Ancora oggi gli archeologi si interrogano su come funzionasse la vita quotidiana in una città portuale del genere. Come facevano gli stranieri che vi approdavano a sapere dove andare in città? Dove si trovavano le locande, i fornai e i medici? Come ci si orientava? Esisteva qualcosa di simile a un ufficio turistico? (Si veda il video «Travertine cornerstone».)
La grande differenza tra Ostia e Pompei risiede dunque nell’origine e nel carattere delle due città. La vita a Pompei finì nel 79.
L’Ostia che vediamo oggi risale al II secolo, con numerose modifiche apportate nei secoli successivi. Le ricerche hanno tuttavia dimostrato che in età repubblicana le differenze erano meno marcate. Pompei fu sepolta sotto uno spesso strato di cenere e, a quanto pare, nessuno sentì il bisogno di riportarla subito alla luce. La città cadde nell’oblio e rimase intatta fino a quando fu riscoperta, scavata e restaurata. Oggi possiamo quindi osservare un’istantanea della città com’era nel 79.
Ostia, invece, visse la grande fioritura e il declino dell’Impero romano e, dopo essere stata abbandonata, si spense lentamente. In seguito fu spesso usata come cava di pietra o perlustrata dai cercatori di tesori. L’Ostia di oggi è, in un certo senso, un’immagine vissuta di ciò che Roma fu un tempo.
Fonti
«Roman Ostia» di Russell Meiggs; Oxford at the Clarendon Press; seconda edizione, 1973
«Pompéi, la cité ensevelie» di Robert Etienne; 1988, Gallimard, Parigi
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